Ha colorato di rosso, giallo e verde la Città Bianca. Tel Aviv è la sua tela e la sua galleria. Ha dipinto murales, in ogni angolo della città. Rami Meiri è l’urban artist di Tel Aviv, dagli anni ’80, quando era studente alla Avni Institute of Art and Design, ha deciso colorare i muri, rappresentando la vita dei “telavivi”. Amici che bevono un espresso o leggono un giornale, figure di ragazzi che sbucano da una porta, bambini che giocano, coppie di giovani che si abbracciano, sullo sfondo un paesaggio immaginario, che grazie alla tecnica del trompe l’œil diventa realistico. Colori vivaci, “per dare allegria alla città che amo”.

Dai chioschi della Boulevard ai palazzi colpiti dagli scud nella Guerra del Golfo. Le sue opere spuntano in ogni angolo, dalle boulevard, passando per i chioschi e le scuole. Le opere di Meiri le potete ammirare durante una passeggiata sulla Arlozorov, Rothschild, Nordau e persino vicino alla spiaggia. Dopo gli esordi di Meiri, il Comune di Tel Aviv ha concesso il permesso all’artista per ricoprire con le sue opere i muri della città. Durante la Guerra del Golfo il Comune chiese a Meiri di dipingere un’opera su un palazzo colpito dai missili di Saddam Hussein. E adesso lo chiamano anche in Cina per dipingere.

L’idea l’ha avuta al ritorno di un viaggio in Sud America. Durante un viaggio in Sud America, Rami Meiri ha visto come i murales nelle strade, sotto le metropolitane, regalavano allegria alle metropoli, così al suo ritorno a Tel Aviv ha deciso di provare. “Io non vivo a Parigi o a Madrid, dove persino un muro qualunque è bello. Mi son detto, posso fare un murales per far diventare bella la mia città. All’inizio non ho chiesto di essere pagato, ma solo l’autorizzazione per dipingere. Che cosa aveva da perdere Tel Aviv?”. Nulla. Così la Città Bianca è diventata la sua musa e la sua tela.